Se il mercato cambia, anche le strutture di riferimento si devono uniformare

E’ un concetto che il presidente di Agri Piacenza latte Marco Lucchini da anni non cessa di ribadire e che ha confermato nella riunione dei soci convocata oggi al Palazzo dell’Agricoltura: «Più siamo forti, più possiamo controllare il prezzo sui mercati. Questa è il principale compito del nostro Consorzio che in ormai 15 anni di attività è esponenzialmente cresciuto ed oggi è più che mai il punto di riferimento, non solo della produzione provinciale, ma anche regionale e del Nord Italia, forte non solo del riconoscimento come O.P della regione Emilia- Romagna e della Lombardia».

Ed un altro punto ribadisce Lucchini (fresco di nomina a membro dell’Accademia dei Georgofili): «Il futuro è nelle mani di chi gestisce direttamente la compravendita del latte sul mercato, quello reale, ovvero delle organizzazioni di prodotto e non certo delle associazioni che esistono solo sulla carta, o di alcune professionali che possono solo limitarsi a vacue e demagogiche affermazioni che fanno riferimento solo ad un mercato immaginario, quello che si vorrebbe che fosse, ma non è, perché quello concreto è europeo e mondiale».

Di mercato ha trattato il presidente proprio alla luce della fine delle quote-latte per tratteggiare i futuri scenari: «Sta cambiando il mondo, il prezzo varia in base a mutamenti rapidissimi dell’import-export. Aumentano esponenzialmente le produzioni di Francia e Germania: bene se finiscono  extra-Ue, altrimenti si riversano su paesi deficitari come il nostro (si calcola circa 100 milioni di q.). Le multinazionali presenti in Italia utilizzano il prodotto proveniente dai loro paesi che costa meno del nostro latte, vanificando i benefici dell’indebolimento dell’euro e liberando latte italiano sul mercato.

Noi faticosamente - ha ribadito Lucchini - garantiamo la collocazione del prodotto per tutti i soci e cerchiamo di far gruppo anche altrove. Non a caso le richieste di ingresso nel Consorzio sono in aumento. Così più siamo, più controlliamo il mercato».

Parole chiare anche sui prodotti tipici: «Bisogna lasciare libera la produzione e poi ci confronteremo con il mercato mondiale. Ma abbiamo bisogno di una meno opprimente burocrazia e di minor vincoli produttivi. Per questo i Consorzi di tutela devono abbassare i costi e dobbiamo poter utilizzare le tecnologie anche per i prodotti tipici. In questo momento i similari stanno assorbendo le eccedenze del latte destinato ai prodotti tipici e questo non è giusto.

Anche nel nostro Consorzio - ha sostenuto Lucchini- deve crescere la mentalità che occorre anche investire (come già si fece con il caseificio) e dobbiamo poter diversificare la nostra produzione potenziando la nostra struttura di trasformazione. Questo ci può consentire di controllare il prezzo di mercato».

Tutto questo in attesa di una riunione provinciale, domani, con il Consorzio di tutela del Grana padano che si preannuncia davvero….calda.

 

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